Matera e la cultura all’occhiello

Matera e la cultura all’occhiello

E’ difficile scrivere di Matera. Si è già detto tutto: set cinematografico per molti film, la città dei Sassi, patrimonio Unesco dal 1993. Quello che forse manca e che dovrebbero sapere in molti è che Matera è in Basilicata e non in Puglia, come erroneamente molti affermano.

Matera è cultura, è storia ed è arte. Città di confine, di contrasti, di competizione e fusione tra paesaggi, civiltà e culture diverse. Una città in forte ascesa, una città che rappresenta il riscatto della Basilicata, che è  terra bella ma travagliata. Quanti si sono chiesti perché la chiamino la città dei Sassi? Matera è la terza città più antica del mondo e i Sassi ne rappresentano la parte più antica con i caratteristici rioni.

I Sassi di Matera

La roccia calcarenitica tipica di questo territorio, chiamata localmente “tufo”, ha consentito ai materani nei diversi millenni di poter modellare e scavare nelle ripide discese dei canyon fin costruendoci abitazioni. I Sassi costituiscono la città nella roccia con un sistema abitativo articolato. Si affacciano a strapiombo lungo i pendii di un profondo vallone dalle caratteristiche naturali e singolari: la Gravina.

I Sassi di Matera hanno visto l’avvicendarsi di eventi positivi e negativi fin quando, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la denuncia di Carlo Levi, Matera è salita alla ribalta nazionale diventando il caso più eclatante di come l’arretratezza e la povertà avevano scavato radici profonde nell’Italia meridionale. La denuncia di Carlo Levi portò Matera al centro dell’attenzione nazionale e, di conseguenza, fu definita “Vergogna nazionale”.

Da quel momento Matera ha vissuto in crescendo fino alla grande spinta data dall’UNESCO che nel 1993 ha dichiarato i Sassi Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Un tempo cuore della civiltà contadina, oggi, ristrutturati e rinobilitati, i Sassi rivivono e lasciano senza fiato soprattutto di sera quando le piccole luci di residenze, botteghe di artigiani e ristoratori li rendono come un presepe di cartapesta.

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